L’Italia continua ad accumulare ritardi nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Nel 2025, sei dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 hanno registrato un peggioramento rispetto all’anno precedente, mentre il 58% dei 38 traguardi quantitativi fissati per il 2030 appare non raggiungibile. È il quadro delineato dall’undicesimo Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), intitolato “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, presentato mercoledì 28 ottobre a Roma, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati.
Il documento, presentato oggi a Roma, descrive un Paese caratterizzato da progressi limitati e persistenti squilibri economici, sociali e territoriali. La povertà assoluta coinvolge oltre cinque milioni di persone, il 94,5% dei Comuni è esposto al rischio idrogeologico e quasi un giovane su cinque tra i 18 e i 34 anni presenta forme di disagio psicologico. A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, l’ASviS chiede un cambiamento nell’impostazione delle politiche pubbliche e propone un programma di interventi da realizzare immediatamente e nella prossima legislatura.
“Stiamo assistendo a una ‘regressione insostenibile’, i cui costi economici e sociali crescono, alimentando sfiducia e tensioni sociali. A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, è tempo di accelerare e superare la logica dell’emergenza”, ha dichiarato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS.
Secondo l’Alleanza, il problema non riguarda soltanto l’assenza di interventi legislativi. Per la prima volta, il Rapporto esamina anche 45 traguardi qualitativi, rilevando che in oltre la metà dei casi, soprattutto in ambito ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono, ma la loro attuazione risulta insufficiente.
Il quadro italiano: cinque Obiettivi in condizioni peggiori rispetto al 2010
L’analisi di lungo periodo, riferita al 2010-2025, evidenzia che l’Italia presenta risultati peggiori rispetto a quindici anni fa in cinque ambiti: lotta alla povertà, disponibilità e gestione dell’acqua, riduzione delle disuguaglianze, tutela degli ecosistemi terrestri e qualità delle istituzioni.
Altri cinque Obiettivi mostrano una sostanziale stagnazione, mentre miglioramenti limitati si registrano nell’istruzione, nella parità di genere, nell’energia, nell’occupazione e nella lotta ai cambiamenti climatici. I progressi più significativi riguardano invece l’economia circolare e la tutela degli ecosistemi marini.
La situazione appare particolarmente preoccupante perché i risultati positivi ottenuti in alcuni settori non sono sufficienti a compensare le difficoltà strutturali del Paese. Il Rapporto sottolinea inoltre che gli effetti favorevoli del Piano nazionale di ripresa e resilienza non hanno modificato in misura significativa la quota di obiettivi che rischiano di non essere conseguiti entro il 2030.
Povertà e disuguaglianze: oltre cinque milioni di persone in difficoltà
La lotta alla povertà rappresenta uno degli ambiti nei quali l’Italia registra un peggioramento rispetto al 2010.
Secondo i dati riportati nell’approfondimento del Rapporto, nel 2024 la povertà assoluta ha interessato oltre 5,7 milioni di persone, pari al 9,8% della popolazione residente. Tra queste figurano quasi 1,3 milioni di minori, con un’incidenza del 13,8%.
Le difficoltà economiche risultano particolarmente concentrate nel Mezzogiorno e tra le famiglie con figli. L’ASviS evidenzia inoltre i limiti degli strumenti di sostegno al reddito: secondo l’analisi europea richiamata dal Rapporto, nel 2024 l’Assegno di inclusione ha raggiunto soltanto il 18,5% delle persone a rischio di povertà, mostrando una copertura più limitata rispetto al precedente Reddito di cittadinanza.
Anche sul fronte delle disuguaglianze persistono criticità. Nel 2025 il rapporto tra il reddito del 20% più ricco della popolazione e quello del 20% più povero si è attestato a 5,2, registrando un lieve miglioramento, ma ancora insufficiente rispetto agli obiettivi fissati per il 2030.
Particolarmente preoccupante è la condizione dei bambini: il 23% vive in famiglie con un reddito inferiore al 60% di quello mediano nazionale, un indicatore di povertà relativa che si aggiunge ai dati sulla povertà assoluta.
Il Rapporto richiama inoltre le conseguenze economiche e demografiche degli squilibri territoriali, evidenziando come l’emigrazione di capitale umano dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord abbia comportato una perdita stimata complessivamente in 159,5 miliardi di euro tra il 2011 e il 2024.
Sanità e istruzione: liste d’attesa, disagio giovanile e ritardi nella formazione
Il sistema sanitario italiano presenta segnali contrastanti. A fronte della diminuzione della mortalità prematura per alcune malattie croniche, persistono difficoltà nell’accesso alle cure e nell’organizzazione del Servizio sanitario nazionale.
Secondo l’ASviS, la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, mentre le liste d’attesa continuano a rappresentare un problema rilevante. Il Rapporto segnala una discrepanza del 50% tra prescrizioni e prenotazioni attraverso i Centri unici di prenotazione.
Preoccupano anche le condizioni psicologiche della popolazione, soprattutto dei giovani. Il documento indica che circa il 16% degli adolescenti presenta forme di disagio psicologico, mentre quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni è interessato dal fenomeno. Oltre 600mila minori risultano seguiti dai Dipartimenti di salute mentale.
L’attuazione degli interventi sanitari previsti dal PNRR continua inoltre a risentire dei ritardi nei cantieri, della carenza di personale e delle difficoltà organizzative a livello territoriale.
Per quanto riguarda l’istruzione, il quadro presenta alcuni progressi. Nel 2025 l’abbandono scolastico precoce è sceso all’8,2%, raggiungendo il traguardo europeo inferiore al 9%. Rimangono tuttavia forti ritardi nelle competenze di base, nell’istruzione universitaria e nella formazione degli adulti.
Soltanto il 31,1% delle persone tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di istruzione terziaria, a fronte dell’obiettivo del 45% fissato per il 2030.
Anche la disponibilità dei servizi per la prima infanzia presenta profonde differenze territoriali. La copertura nazionale raggiunge il 31,6% dei bambini tra zero e due anni, ma nel Mezzogiorno rimane molto distante dall’obiettivo del 33%.
Lavoro e parità di genere: occupazione in crescita, salari ancora sotto i livelli del 2019
Il mercato del lavoro registra un miglioramento moderato rispetto al 2010, ma permangono problemi strutturali.
Nel 2025 gli occupati hanno superato i 23,7 milioni e il tasso di occupazione è arrivato al 62,5%, il livello più alto della serie storica considerata dal Rapporto. Il dato resta tuttavia distante dalla media europea e dall’obiettivo del 78%.
Persistono inoltre il ricorso al lavoro atipico, il part-time involontario e la povertà lavorativa, che interessa il 10,2% degli occupati.
Sul fronte delle retribuzioni, nel 2025 i salari reali sono aumentati dell’1%, ma rimangono inferiori del 3% rispetto ai livelli del 2019.
Particolarmente ampio resta il divario di genere. Con un tasso di occupazione femminile del 58% nel 2025, contro una media europea del 71,3%, l’Italia si colloca all’ultimo posto nell’Unione europea.
Secondo il Rapporto, la distribuzione squilibrata del lavoro di cura, la carenza di servizi per l’infanzia e le disparità retributive continuano a limitare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. L’ASviS richiama inoltre le criticità applicative della normativa sulla trasparenza salariale, evidenziando la necessità di strumenti più efficaci per contrastare le discriminazioni.
Energia e industria: dipendenza dalle importazioni e ritardi nelle rinnovabili
La transizione energetica registra miglioramenti moderati, ma rimane ostacolata dalla dipendenza dalle importazioni e dai costi dell’energia. Secondo l’approfondimento dell’ASviS, nel 2025 la quota di produzione da fonti rinnovabili considerata dall’indicatore del Rapporto si attesta al 20,5%, contro una media europea del 26,2%.
Le nuove installazioni di capacità rinnovabile hanno raggiunto 7,2 gigawatt, ma il 70% dei progetti considerati risulta ancora fermo in attesa delle procedure di valutazione di impatto ambientale.
Il sistema energetico italiano continua, inoltre, a dipendere dalle importazioni per circa tre quarti dei consumi. Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità risulta determinato dal gas naturale per oltre il 70% delle ore dell’anno, contribuendo a mantenere elevati i costi per famiglie e imprese.
L’ASviS individua ulteriori criticità nei ritardi dell’elettrificazione, nello sviluppo delle reti e dei sistemi di accumulo, oltre che nella permanenza di sussidi ai combustibili fossili e nell’insufficienza degli interventi contro la povertà energetica.
Sul fronte dell’innovazione industriale, la spesa in ricerca e sviluppo si attesta all’1,38% del Pil nel 2024, ancora lontana dall’obiettivo del 3%.
Un progresso significativo riguarda invece le infrastrutture digitali: nel 2025 la copertura delle reti Gigabit raggiunge il 77,6% della popolazione. Restano tuttavia limitati i risultati ottenuti nella decarbonizzazione del settore industriale.
Crisi idrica e cambiamenti climatici: il 94,5% dei Comuni a rischio
Le condizioni ambientali costituiscono uno dei principali elementi di criticità individuati dal Rapporto.
Nel 2025 la disponibilità di risorse idriche è diminuita del 19% rispetto all’anno precedente. Oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia e nelle città metropolitane interessate dalla rilevazione è stato coinvolto da misure di razionamento dell’acqua.
Le perdite delle reti idriche raggiungono mediamente il 42,2%, con valori vicini al 49% nelle isole e nel Mezzogiorno. L’Italia continua inoltre a registrare ritardi nel trattamento delle acque reflue, oggetto di procedure d’infrazione europee.
Il quadro è aggravato dagli effetti del cambiamento climatico. Secondo l’ASviS, il 94,5% dei Comuni italiani è esposto al rischio idrogeologico, mentre nel 2024 sono state registrate oltre 19mila morti premature associate alle ondate di calore.
Le emissioni pro capite di gas serra sono diminuite, passando da 8,5 a 6 tonnellate di CO₂ equivalente nel periodo considerato, ma la riduzione tra il 2024 e il 2025 è stata limitata a 0,1 tonnellate.
Il Rapporto sottolinea soprattutto l’insufficienza delle politiche di adattamento climatico, per le quali viene stimato un fabbisogno di investimenti pari a 10,08 miliardi di euro all’anno.
Manca inoltre, secondo l’Alleanza, un programma adeguato per eliminare progressivamente entro il 2030 i sussidi ambientalmente dannosi e rafforzare la resilienza del territorio.
Biodiversità ed economia circolare: segnali positivi nel riciclo, peggiora il consumo di suolo
L’economia circolare costituisce uno dei pochi settori nei quali l’Italia registra progressi significativi rispetto al 2010. La raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto il 68% e il tasso di circolarità dei materiali continua a migliorare. Tuttavia, il riciclaggio dei rifiuti urbani mostra segnali di rallentamento e la produzione di rifiuti rimane elevata, pari a 508 chilogrammi per abitante.
La situazione è invece negativa per quanto riguarda la tutela degli ecosistemi terrestri. Nel 2024 sono stati consumati 13,3 nuovi ettari di suolo ogni 100mila abitanti, mentre il Paese resta lontano dagli obiettivi europei di protezione e ripristino della biodiversità.
L’ASviS denuncia anche arretramenti normativi, richiamando in particolare la riduzione dei finanziamenti destinati alle aree naturali protette, stimata intorno al 23% nella legge di Bilancio 2026, e le modifiche alla normativa sulla caccia.
Migliora invece il quadro relativo agli ecosistemi marini. Tra il 2010 e il 2023 la quota degli stock ittici in sovrasfruttamento è diminuita di 47,2 punti percentuali, mentre la qualità delle acque di balneazione ha registrato un miglioramento del 7,6%.
Restano tuttavia criticità significative. Le aree marine protette sono passate dal 10,3% all’11,6% in quindici anni, ancora lontane dall’obiettivo del 30% fissato per il 2030. Il settore della pesca risente inoltre del riscaldamento delle acque marine e della diffusione di specie invasive, tra cui il granchio blu.
Istituzioni e giustizia: sovraffollamento carcerario al 139%
Tra gli Obiettivi che registrano un peggioramento figura anche quello relativo alla pace, alla giustizia e alla solidità delle istituzioni.
Il Rapporto evidenzia un aumento delle truffe e delle frodi informatiche, a fronte della diminuzione di alcuni reati predatori e degli omicidi.
Particolarmente grave è la situazione del sistema penitenziario. Il tasso di sovraffollamento carcerario ha raggiunto il 139,1%, con oltre 64mila detenuti a fronte di circa 46mila posti disponibili. Il documento richiama inoltre l’elevato numero di suicidi registrati nelle carceri.
L’ASviS cita anche le valutazioni della Commissione europea sullo Stato di diritto, che riconoscono progressi nella digitalizzazione dei procedimenti giudiziari, ma segnalano preoccupazioni per le restrizioni allo spazio civico e alla libertà di manifestazione connesse ai recenti decreti sicurezza.
Sul fronte della cooperazione internazionale, l’Aiuto pubblico allo sviluppo italiano si è attestato nel 2025 allo 0,30% del Reddito nazionale lordo, ancora lontano dall’obiettivo delle Nazioni Unite dello 0,7%.
Secondo l’analisi, circa il 20,6% dell’ammontare è riconducibile ai costi sostenuti per l’accoglienza dei rifugiati sul territorio nazionale, risorse che il Rapporto distingue dagli aiuti effettivamente trasferiti ai Paesi destinatari.
Europa e mondo in ritardo sull’Agenda 2030
Il ritardo italiano si inserisce in un contesto internazionale altrettanto problematico.
Nell’Unione europea, la percentuale dei traguardi quantitativi considerati raggiungibili entro il 2030 è scesa dal 53% al 47%. Sette Obiettivi hanno registrato un peggioramento nell’ultimo anno: povertà, salute, istruzione, disuguaglianze, tutela degli ecosistemi marini, giustizia e istituzioni solide e partenariati internazionali.
Soltanto per un Obiettivo, quello relativo alla lotta contro la fame, si registra un miglioramento.
La situazione appare ancora più difficile a livello mondiale. Secondo i dati riportati dall’ASviS, soltanto il 15% dei traguardi dell’Agenda 2030 è sulla buona strada per essere raggiunto, mentre il 21% registra progressi moderati, il 32% avanzamenti marginali, il 17% una situazione di stagnazione e il restante 15% un arretramento.
Le tensioni geopolitiche, i conflitti e l’indebolimento della cooperazione internazionale contribuiscono ad aggravare il quadro.
Nel 2025 gli aiuti pubblici allo sviluppo sono diminuiti del 23,1%, mentre la spesa militare mondiale ha raggiunto il livello record di 2.900 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil globale.
L’impatto economico complessivo della violenza nel mondo è stato stimato in circa 21.800 miliardi di dollari, un importo che, secondo il Rapporto, equivale a circa cinque volte il fabbisogno annuale di finanziamento per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo.
“Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l’Agenda 2030”, ha dichiarato Marcella Mallen, presidente dell’ASviS. “Ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli. Prendere atto di questi risultati deve spingerci a rafforzare l’impegno, non ad abbandonarlo”.
Le proposte dell’ASviS per la prossima legislatura
Di fronte a questo quadro, l’Alleanza propone un programma di interventi che coinvolge le politiche economiche, sociali, ambientali e istituzionali.
Una delle principali richieste riguarda il rafforzamento della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, attualmente oggetto di revisione da parte del Governo, che dovrebbe diventare il quadro di riferimento per il coordinamento di tutte le politiche settoriali, sotto la responsabilità della Presidenza del Consiglio.
L’ASviS chiede inoltre di sviluppare una governance capace di anticipare i rischi futuri, coerentemente con gli impegni assunti dall’Italia nel 2024 attraverso il Patto sul Futuro delle Nazioni Unite.
Un altro elemento centrale riguarda il principio dell’equità intergenerazionale, da applicare sistematicamente alla definizione delle politiche pubbliche, anche attraverso la Valutazione d’impatto generazionale e quella di genere previste dalla legge n. 167 del 2025.
Il Rapporto propone inoltre interventi strutturali contro la povertà e le disuguaglianze, maggiori investimenti nella sanità, nell’istruzione e nella ricerca, il rafforzamento delle politiche industriali e un’accelerazione della transizione ecologica e digitale.
“Un cambiamento profondo del nostro modello di sviluppo è possibile e necessario”, ha dichiarato Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS. “Le proposte dell’Alleanza riguardano azioni concrete da porre in essere subito e guardano oltre il 2030: si fondano sui principi della nostra Costituzione e sui valori europei. Vogliamo contribuire a dare risposte concrete alla domanda di futuro che arriva dalle giovani generazioni”.
Secondo Giovannini, il programma elaborato dagli oltre 300 aderenti all’Alleanza intende offrire alle forze politiche un’agenda organica per la prossima legislatura, superando la gestione emergenziale dei problemi economici, sociali e ambientali.
La sfida, conclude il Rapporto, non riguarda soltanto il raggiungimento degli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite entro il 2030, ma la capacità dell’Italia di costruire un modello di sviluppo più resiliente, inclusivo e sostenibile nel lungo periodo.
Didascalia: un momento della presentazione del Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), intitolato “Agenda per la prossima legislatura. E non solo” organizzato a Roma il 28 ottobre 2026 presso l’Aula dei gruppi parlamentari. @ASviSItalia/X

